Intervista a Mauro Samaritani: “Ravenna, una città che vive sul mare, con un porto ma non ancora una città portuale”
News

Intervista a Mauro Samaritani: “Ravenna, una città che vive sul mare, con un porto ma non ancora una città portuale”

“Ravenna è una città che vive sul mare ma non ha ancora una cultura del mare, ha un porto ma non è ancora una città portuale a tutti gli effetti. Ed è tempo di superare questi gap culturali”. Inizia così l’intervista di Ravennanotizie.it a Mauro Samaritani, presidente del Gruppo ormeggiatori Ravenna, all’indomani delle elezioni amministrative a Ravenna.

Il Gruppo si occupa della sicurezza della navigazione e del regolare traffico delle merci, della sicurezza delle strutture portuali, dell’ambiente, delle persone… un compito difficile e di grande responsabilità. Samaritani, com’è il vostro lavoro giorno per giorno?

“Per meglio precisare, il servizio di ormeggio è un servizio tecnico-nautico insieme al pilotaggio e al rimorchio. È un servizio che viene reso alla nave al fine di assicurare un regolare transito, la manovra e la sosta nel porto, nelle condizioni di massima sicurezza e nell’interesse dell’utente-nave oltre che della comunità portuale e più in generale della collettività.”

 

È una sorta di servizio pubblico.

“Sì, lo è a tutti gli effetti, con caratteristiche di interesse generale. Vuol dire che la nostra attività e i servizi che forniamo sono riconosciuti dal pubblico e debbono essere svolti secondo obblighi di sicurezza. Insieme al pilotaggio e al rimorchio noi garantiamo la corretta navigazione e gestione del traffico nel porto, la nostra attività è di fatto disciplinata dall’Autorità Marittima e dal punto di vista normativo e tariffario è regolata dalla legge. Noi siamo di fatto un operatore interno alla pubblica amministrazione.”

 

La forma giuridica è privata ma svolgete un servizio pubblico equiparato a quello della pubblica amministrazione.

“Esattamente. In inglese la definizione è internal operator. E l’Unione Europea ha preso a modello proprio questo nostro modello. Abbiamo anticipato la normativa europea in materia. In questo modo la Pubblica Amministrazione può contare su erogatori di servizi quali siamo noi, esercitando su di noi poteri autoritativi assimilabili alla pubblica amministrazione stessa ma senza assumerne i costi e le relative responsabilità. Al tempo stesso, però, la Pubblica Amministrazione può stabilire i vertici e anche le tariffe del servizio.”

 

In sostanza, il vostro mercato è regolato.

“Sì, assolutamente. Il nostro servizio nasce alcuni decenni fa e nel tempo l’organizzazione del nostro lavoro ha subito trasformazioni. Le tariffe, in particolare, che prima erano tariffe di lavoro sono diventate tariffe di servizio. E i meccanismi tariffari sono stabiliti dal Ministero attraverso un’istruttoria che coinvolge tutti attori che operano nei porti, un’istruttoria per determinare le tariffe medie da applicare.”

 

Quelle giuste di mercato…

“Di fatto si usa una formula matematica che considera sia il fabbisogno economico del Gruppo sia il gettito tariffario: è un algoritmo pensato apposta per evitare costi di mercato troppo alti o non competitivi o tariffe troppo risicate per gli operatori. Si tratta di un meccanismo virtuoso che ha consentito, per esempio, che dal 1991 al 2015 le nostre tariffe abbiano registrato un aumento del 28,8% a fronte di un’inflazione dell’88%, quindi le tariffe sono cresciute tre volte in meno dell’aumento del costo della vita. Il mercato regolato ha calmierato i prezzi del servizio.”

 

Perciò la polemica del 2015 avviata dall’ex ministro Guidi sulla liberalizzazione delle tariffe era fuori luogo?

“Era pretestuosa. Ed è rientrata. Era una cosa buttata lì da chi non conosceva a fondo il nostro lavoro.”

 

Il mercato è bene resti regolato a livello centrale?

“Assolutamente sì. Questo è dovuto anche alla nostra forma giuridica cooperativa, ente indiretto della pubblica amministrazione che fornisce servizi di interesse pubblico e che non ha come unica missione quella di produrre profitti per i soci. Noi operiamo per il bene pubblico porto e molto del nostro lavoro lo lasciamo al porto e alla comunità portuale. La nostra non è una gestione privatistica di un servizio finalizzata al profitto, ma una gestione in forma privatistica di un servizio pubblico, come ho già detto.”

A questo proposito, se parliamo di porto come bene comune, che cosa ha significato per voi il periodo di conflittualità fra Presidente dell’Autorità Portuale e Amministrazione comunale? Come valuta il fatto che entro l’estate dovrebbe essere nominato il nuovo presidente dell’AP?

“Abbiamo vissuto male questa fase. Molto male. Ne abbiamo preso atto da operatori e tecnici. Ma noi siamo disciplinati dall’Autorità Marittima di concerto con l’Autorità Portuale e quindi vedere una parte di queste istituzioni in conflitto con altri soggetti fondamentali per il Porto non è stato positivo. È un periodo da archiviare al più presto.”

 

Cosa vi augurate e vi aspettate?

“Abbiamo un nuovo Sindaco. Avremo presto un nuovo Presidente dell’Autorità Portuale o meglio dell’Autorità Portuale di Sistema come si chiamerà con la Riforma dei Porti. Ora dobbiamo creare un rapporto costruttivo per dare vita ai Business Plan per lo sviluppo del nostro Porto il che, attenzione, non significa puntare solo al dragaggio.”

 

Che cosa serve al Porto di Ravenna, dragaggio a parte?

“Bisogna ripensare soprattutto alla logistica nel suo insieme. Il Porto di Ravenna deve essere collegato alle arterie stradali e ferroviarie del Nord Italia e d’Europa, parliamo di Brennero, Austria, Germania. Noi ci occupiamo del vettore nave… ma poi c’è la merce che viene sbarcata e imbarcata e poi c’è chi la merce la deve portare a destinazione. Bisogna pensare a tutto questo come a un sistema unitario integrato, altrimenti si creano strozzature che penalizzano tutti.”

 

C’è qualcosa che vuole dire o chiedere pubblicamente al nuovo Sindaco, appena eletto?

“Intanto, in bocca al lupo. Ravenna è una città complessa e governarla non è semplice. Gli suggerisco di confrontarsi nei vari settori con chi opera sul campo. Il Sindaco ha tutti i mezzi per fare bene sul Porto, ma prima di tutto deve confrontarsi con chi nel Porto lavora ogni giorno. E se ha bisogno di supporto noi siamo qui.”

 

Che cosa serve per riuscire ad avere più sicurezza nel Porto?

“Occorre continuare a fare bene le cose, come stiamo facendo. Cercando di migliorare. Mantenere la barra al centro e la macchina avanti. Essere sempre vigili. Un porto che opera h24, 365 giorni all’anno, richiede sempre grande cura, attenzione, vigilanza, responsabilità. Quello che facciamo già. E poi importanti migliorie sono state fatte ultimamente, per esempio nell’illuminazione.”

 

Cosa ha messo in rilievo la drammatica vicenda della Gokbel in cui morirono 6 persone nello scontro tra il mercantile turco Gokbel e la nave Lady Aziza, nelle acque di Marina di Ravenna, il 28 dicembre 2014?

“È stato un fatto drammatico ed eccezionale, che ha rimarcato una volta di più l’importanza e la delicatezza dei servizi tecnico-nautici. Coordinati dall’Autorità Marittima, siamo intervenuti insieme a piloti e rimorchiatori in quella occasione per salvare i naufraghi e in parte ci siamo riusciti. Purtroppo non li abbiamo salvati tutti. Ma abbiamo fatto il possibile. La sicurezza è fondamentale e bisogna sempre tendere a migliorare i dispositivi, gli strumenti, i servizi e l’organizzazione per ottenere sempre maggiore sicurezza.”

 

Sicurezza e legalità… quando si parla di un porto si pensa a un mondo a parte, una specie di no man land… una terra di nessuno con traffici loschi… armi, clandestini, merci illegali… Tutto sotto controllo a Ravenna?

“Non posso entrare troppo nel merito. Il nostro lavoro si limita al vettore nave e alla banchina di attracco. Ma credo che problemi di legalità non ce ne siano. Ci sono mezzi e strutture per gestire al meglio la legalità a Ravenna. Il nostro porto non è una terra di nessuno. È un’area vasta ma ben regolata.”

 

Cosa vi aspettate dalla Riforma dei Porti di Delrio? Cosa pensa che cambierà per Ravenna che mantiene la sua Autorità Portuale nell’ambito di un processo di accorpamento da 23 a 15?

“La riforma va nella giusta direzione. È un bel segnale. L’Autorità Portuale di Sistema, come quella di Ravenna, gestisce il porto di un grande territorio. Le AP sono state snellite proprio perché abbiano più importanza, con legami territoriali importanti e per fare sistema. E il nostro è il Porto di una Regione importante, che s’interfaccia con gli altri porti del nord.”

 

Come sta andando la situazione dei traffici nella prima parte del 2016? Il porto è in salute?

“Noi registriamo segnali positivi. I nostri dati sono in aumento rispetto allo steso periodo del 2015. Nonostante il perdurare di certe criticità il Porto di Ravenna è vivo. Per tanti fattori. E in primo luogo grazie al lavoro degli operatori che lo mantengono vivo. Il segnale è importante: vuol dire che se facciamo le cose giuste, con poche azioni possiamo fare grandi cose.”